LA STATUA DELLA MINERVA DI PAVIA, di chi è il VOLTO
   30/05/2023 10:15:00     Home    Comments 0

Antonia Campi: il vero volto della Minerva di Pavia

Unico, il mercatino Smart, dedica alle ricchezze del territorio pavese una serie di approfondimenti, partendo da uno dei simboli della città: la statua della Minerva di Pavia

Caccia all’usato: perchè è utile conoscere il territorio?

Per un appassionato di usato e vintage, conoscere il territorio è una risorsa preziosa. Sono tanti gli artisti e i maestri d'arte che hanno legato il loro nome alla città di Pavia e alla sua provincia. 

Molti pavesi, senza saperlo, potrebbero conservare uno o più oggetti legati a nomi importanti del design e dell'arte del secolo scorso. Quadri, ceramiche, vasellame o mobili che non sappiamo nemmeno più di possedere potrebbero essere pezzi unici o molto rari, dei quali è opportuno conoscere il valore.

La statua della Minerva, simbolo di Pavia



Ogni turista, arrivando a Pavia, si ferma ad ammirare l’imponente statua della Minerva Armata, che da quasi un secolo svetta sulla rotonda dell’omonimo piazzale, tra la stazione e l’ingresso di Corso Cavour. L’opera fu inaugurata nel 1939 e da allora è uno dei simboli della città.  

Il monumento è realizzato in bronzo e rivestito con un drappeggio di marmo. Il suo autore, lo scultore siciliano Francesco Messina, ha realizzato anche la statua del Regisole di Piazza del Duomo ed è considerato dalla critica tra i più grandi artisti figurativi del Novecento Italiano

Quali leggende avvolgono la statua della Minerva?

Minerva, dea della saggezza, è rappresentata da una giovane donna dal volto austero, il cui capo è adornato da un elmo che sorregge due serpenti sui lati e un’aquila al centro. Impugna una lancia con la mano destra e uno scudo con la sinistra. La scritta sul basamento recita: 

“Pavia. Dalla gloria millenaria del suo Ateneo tragga auspicio. 

A maggiori fortune”.

Sono i tratti del viso, di una femminilità austera, ad attirare la fantasia dell’osservatore e ad incutere soggezione in chi la osserva. Secondo una leggenda che per anni ha serpeggiato nei corridoi dell’Università di Pavia, gli studenti che guardano direttamente il volto di Minerva saranno promossi agli esami. 

Per molto tempo è rimasto un mistero a quale donna appartenessero quei connotati nascosti sotto l’elmo guerriero. La maggior parte dei pavesi, di fatto, ignora la storia di Antonia Campi, che fu modella per il colosso di Pavia e che, nella vita, fu una persona fuori dal comune. Unico, il mercatino Smart, ti invita a scoprirla continuando a leggere questo articolo. 

Chi fu la modella del famoso monumento di Pavia?

Antonia Campi è stata un’artista della ceramica insignita con il Compasso D’Oro. Le sue ceramiche sono esposte al MoMa di New York, al Museum of Modern Art di Philadelphia, al Victoria and Albert Museum di Londra.

  • Gli anni giovanili

Antonia Campi nasce a Sondrio nel 1921, in una famiglia benestante legata alla produzione vinicola. Durante l’adolescenza si trasferisce a Milano per frequentare la scuola magistrale, con l’intenzione di iscriversi successivamente all’Accademia di Brera. Superato l’esame di ammissione, diventa allieva dello scultore Francesco Messina, che nel 1938 la sceglie come modella per la testa della Minerva Armata di Pavia.

  • Gli inizi come operaia a Varese

Dopo il diploma in scultura dell’Accademia di Brera si trasferisce a Varese. Nel 1947 viene assunta come operaia decoratrice presso la SCI (Società Ceramica Italiana) di Laveno Mombello, sotto la direzione artistica di Guido Andloviz. 

Fin dai primi anni, le sue doti vengono apprezzate con la richiesta di lavori sempre più artistici, che lasciano spazio alla sua innata creatività e al gusto per l’inaspettato. Nel 1956 viene premiata con il Compasso D’oro per il progetto di un paio di forbici, oggi esposte al MOMA di New York.

Nell’arco di un decennio progetta centinaia di oggetti, le cui forme spesso rappresentano il mondo animale, con colori vivaci e superfici smaltate. Nel 1951 partecipa alla Triennale di Milano esponendo Landscape, un fregio in ceramica che viene presentato in cima allo scalone d’onore, accanto ad un’opera di Lucio Fontana.

  • Una nuova concezione dell’arredo

Nel 1957 intraprende una carriera all’interno del settore dei sanitari, rimanendo all’interno della SCI. 

Ad Antonia Campi si deve, negli anni del Boom economico, una nuova concezione della stanza da bagno. Campi, nel ruolo di progettista, introduce forme e colori innovativi, mirando alla ricerca del comfort e dell’eleganza. Il bagno non è più un luogo da tenere nascosto, quasi sconveniente, ma un ambiente fresco e luminoso, dove relax e benessere sono le parole d’ordine. 

Nascono così alcune linee rivoluzionarie come la serie Torena (1958), dalla insolita forma a fungo con profilo asimmetrico, la serie Gardena, degli anni ‘60, estremamente popolare, e la vasca Tinoccia (1976). 

Nel 1962 Antonia Campi assume la direzione artistica della Società Ceramica Italiana, subentrando a Guido Andloviz. Nel 1965 la SCI viene assorbita dalla Richard Ginori, che negli anni ‘70 si fonderà con la ditta di ceramiche Pozzi. Campi conserva il ruolo di direttrice artistica e continua ad occuparsi principalmente dell’arredo bagno.

Se le ceramiche Richard Ginori ti appassionano,

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  • Gli ultimi anni all’insegna dell’innovazione

Fino all’ultimo disegna piastrelle e vasi, crea gioielli e soprammobili, sempre con l’intento di rompere gli schemi della tradizione con esplosioni di colore e di forme imprevedibili. Prosegue la sua attività fino all’ultimo, realizzando nel 2011 un grande pannello ceramico per Montecitorio, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. È deceduta nel 2019 a Chiavari, all’età di 98 anni.

Antonia Campi, le quotazioni delle opere

Secondo la Casa D’Aste Capitolium Art, il valore delle opere di Antonia Campi si aggira oggi tra i 300 e i 2400 euro. Sebbene gli oggetti firmati da questa importante designer siano ancora piuttosto facili da reperire sul mercato del modernariato, potrebbero acquistare maggior valore nei prossimi anni ed è bene tenerli in considerazione se si dovessero trovare durante una visita ad un mercatino dell’usato.  

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