Ceramiche vintage Richard-Ginori: lo stile italiano tra storia e innovazione
   04/01/2022 12:38:21    Comments 0

Ceramiche vintage Richard-Ginori: lo stile italiano tra storia e innovazione

Porcellana Ginori del XVIII secolo, Museo Internazionale delle ceramiche in FaenzaCC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Le ceramiche Richard-Ginori sono il simbolo dell’eleganza preziosa e raffinata che ha decorato le dimore di nobili e regnanti durante il Settecento e l’Ottocento e le case degli italiani per tutto il secolo scorso. Capace di rinnovarsi nello stile e nelle forme con il passare dei decenni, il marchio Richard-Ginori ha influenzato la cultura italiana dell’abitare e ha reso il lusso del design d’autore alla portata di tutti. All’interno della sua manifattura si sono formate e hanno lavorato grandi personalità del design, come Gio Ponti, Giovanni Gariboldi, Antonia Campi e molti altri. Ripercorriamo la storia di questa grande azienda che ancora oggi affascina con oggetti di modernariato dallo stile elegante e lussuoso.

Manifattura Ginori: tre secoli di storia italiana

Il Settecento è un momento determinante per la fioritura delle manifatture di ceramica in tutta Europa. Da secoli, infatti, si cerca di imitare il metodo di produzione della porcellana dura cinese, riuscendo però a produrre soltanto porcellana tenera, meno solida e meno lucente. Le porcellane dure vengono quindi importate ancora bianche dalla Cina e dipinte con maestria nelle officine europee.

Finalmente, l’alchimista tedesco J.F.Bottger (1682-1719), scopre in Sassonia i giacimenti di una particolare argilla bianca, il caolino, da cui produrre una porcellana simile a quella cinese per trasparenza e lucentezza. Partendo dalla manifattura di Meissen, il segreto della tecnica per produrre la porcellana dura arriva a Vienna, probabilmente trafugato da abili maestranze, e da lì si diffonde a tutte le manifatture europee, dove si sviluppano nuove tecniche di produzione, sempre più complesse e originali.

Ogni regno d’Europa desidera sviluppare in questo periodo la propria produzione di porcellane, conosciute anche come “oro bianco”. In questo panorama frenetico e operoso, il marchese fiorentino Carlo Ginori (1702-1757) dà il via nel 1735 agli esperimenti per fabbricare la porcellana nella sua tenuta di Doccia (Sesto Fiorentino). Chiama a collaborare tecnici austriaci e tedeschi e nel 1737 fonda la Manifattura Ginori.

Manifattura di Doccia, trionfo di Galatea e di Nettuno, foto I, Sailko, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Già nel 1741, la manifattura ottiene il monopolio per la produzione delle porcellane in Toscana. Vengono chiamati a collaborare artigiani della Real Fabbrica di Napoli e si acquistano vasi antichi dagli scavi di Ercolano e Pompei, da utilizzare come modelli per una elegante produzione di vasellame. Durante l’occupazione francese della Toscana, sotto il governo di Elisa Bonaparte Baciocchi (1809-1814), sorella minore di Napoleone, fiorisce lo stile Impero. I Ginori intrattengono rapporti personali con la famiglia imperiale francese e il giovane Carlo Leopoldo Ginori, che ha ereditato la direzione dello stabilimento, fa molti viaggi all’estero presso le più importanti manifatture, alla ricerca di forme e materiali da cui trarre ispirazione.

Il ruolo della manifattura Richard-Ginori nell’Ottocento

Con l’unità d’Italia, la manifattura Ginori si sviluppa e si espande. Viene incrementata la produzione artistica, ma anche quella di oggetti per uso domestico e industriale, che contribuiscono a diffondere il marchio al di fuori della Toscana. Nel corso della sua crescita graduale, l’azienda assorbe diverse imprese, tra cui la Laveno nel 1856. L’ultimo esponente della famiglia Ginori, Carlo Benedetto, guida la fabbrica fino al 1896, anno della fusione con la manifattura Giulio Richard di San Cristoforo in Milano.

La Società Giulio Richard, avviata nel 1842 da una precedente fabbrica di porcellane, è specializzata nella produzione di porcellana per servizi da tavola e strumenti per il lavoro industriale. Dal 1896, anno della fusione con la manifattura Ginori, la produzione di porcellana si concentra a Doccia e quella di terraglia dura viene trasferita a Milano. La direzione artistica della nuova manifattura Richard-Ginori viene affidata a Luigi Tazzini, pittore di origini lombarde.

Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Il Novecento: le ceramiche vintage Richard-Ginori

Nel 1902, le ceramiche Richard-Ginori vengono presentate alle maggiori Esposizioni internazionali dell'epoca (Torino, Milano, Bologna), ottenendo grande successo e dimostrando di poter competere con i più importanti produttori di ceramica in Europa. Fin dai primi anni, la manifattura Richard-Ginori dimostra una particolare attenzione verso le nuove correnti artistiche e recluta come collaboratori giovani promettenti, tra i pittori e i decoratori del momento, destinati a diventare nomi importanti del panorama italiano. Sotto la direzione di Tazzini, si ricordano le collaborazioni di artisti della ceramica come Giuseppe De Col, Pilade Donnini, Aleardo Terzi, Vittorio Grassi, Umberto Bottazzi e dei modellatori Zulimo Aretini, Contino Contini, Bruno Giachetti. Lo stile verso cui si orienta la produzione in questo periodo è il Liberty e l’Art Nouveau, una corrente innovativa proveniente dal nord Europa.

A partire dal 1923 la direzione artistica viene affidata a Gio Ponti, che rinnova l’intera produzione puntando ad una clientela esclusiva, con uno stile dirompente e innovativo ispirato al Neoclassicismo, pur mantenendo un forte legame con la tradizione. È lo stesso Ponti a chiamare a sé grandi nomi del panorama italiano, come Giovanni Gariboldi, designer, scultore e modellatore di grande talento, che dà vita ad invenzioni leggere fatte di ornamenti, piume e fiori di cui si arricchiscono le linee del periodo successivo. Gariboldi assumerà la direzione della manifattura Richard-Ginori nel 1946: la sua interpretazione della ceramica è funzionale oltre che estetica. Nascono così forme quotidiane, dalle linee essenziali, destinate ad avere una grande diffusione nelle case della nuova borghesia italiana.

Processo di produzione della ceramica moderna foto by cottonbro from Pexels

Nel 1965 la manifattura Richard-Ginori assorbe la S.C.I. (Società Ceramica Italiana) di Laveno, la cui direzione artistica è affidata in quegli anni alla designer Antonia Campi, erede di Guido Andlovitz. Campi è una progettista eclettica e fuori dagli schemi, che ripensa oggetti di uso quotidiano in base alla funzione, dando spazio ad un uso del colore fantasioso e moderno. Assumerà il ruolo di direttrice artistica della Richard-Ginori, subentrando a Giovanni Gariboldi nel 1971 e progettando oggetti per la casa e alcune serie di arredi per il bagno destinati a rivoluzionare la cultura dell’abitare. Negli anni ‘80, è la volta di nuovi grandi nomi del design tra i quali Franco Albini, Franca Helg, Antonio Piva, Sergio Asti, Achille Castiglioni, Gabriele Devecchi, Candido Fior, Gianfranco Frattini, Angelo Mangiarotti, Enzo Mari e Aldo Rossi, che collaborano con l’azienda mantenendo sempre standard di qualità ai massimi livelli.

Dove acquistare ceramiche vintage Richard-Ginori a Pavia

La ceramica è un materiale nobile, ricercato da secoli per la sua duttilità che si presta a creare forme plastiche ed eleganti, particolarmente adatte ad arredare la tavola e la casa. Se stai cercando oggetti in ceramica vintage Richard-Ginori, Unico Mercatino Smart a San Martino Siccomario, in Via Aldo Moro 8, ti saprà offrire delle meravigliose proposte da non perdere, come questa salsiera in ceramica dalle forme classiche e raffinate, questa splendida coppia di tazze da the o questo servizio da tavola

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