Economia circolare e Moda
   07/19/2021 09:19:58     Abbigliamento    Comments 0

economia circolare e moda

Cos’è l’economia circolare

Partiamo dalle basi: con il termine “economia circolare” si intende un sistema economico di natura ecosostenibile, ossia in grado di rigenerarsi.

In sostanza si concretizza in un sistema produttivo che segue la regola delle 3R in cui l’attenzione si focalizza su:

  1. Riduzione degli sprechi e ottimizzazione delle risorse,

  2. Riutilizzo dei prodotti,

  3. Riciclaggio.

Un prodotto creato seguendo un principio di economia circolare è quindi composto da materiali che, una volta che il prodotto avrà terminato la sua funzione, potranno avere una seconda vita, quindi genereranno un nuovo valore.

Il modello circolare si contrappone al modello lineare, secondo cui la logica del prodotto è fondata su 4 fasi: prendere, produrre, usare, buttare via. 

Un’economia lineare però non è sostenibile nel tempo, a causa dell’alto consumo energetico richiesto e del livello di sprechi prodotti.

Al giorno d’oggi in tutto il mondo i leader di governo cercano di sensibilizzare aziende e consumatori a privilegiare produzioni e consumi fondati sul concetto di sostenibilità, in particolare in un’ottica di riduzione dell’inquinamento globale.

In Europa i primi passi in ambito legislativo indirizzati verso un’economia circolare si ebbero già nel 2015, quando si cominciò a discutere di inquinamento e green economy.

Nel 2019 inoltre è stato presentato a Bruxelles un piano d’azione contenente le linee guida per rendere effettiva la transizione dell’Unione Europea dall’economia lineare alla sua naturale evoluzione: l’economia circolare.

Photo by Anete-lusina from Pexels

Economia circolare nell’industria della moda

L’industria della moda è una delle filiere responsabili di maggiori consumi di risorse energetiche, produzione di rifiuti e scarti di lavorazione, oltre ad emissioni inquinanti nell’aria ed elevati consumi di acqua a causa delle tinture utilizzate per trattare l’abbigliamento. 

I dati ci riferiscono che le emissioni di CO2 generate del settore della moda rappresentano quasi il 10% delle emissioni annuali nel mondo, più di quelle che producono i voli internazionali!

L’avvento dell’industria del “fast fashion”, che impone un continuo ricambio di prodotti a basso prezzo nei negozi e nei centri commerciali ha gravato sulla situazione aumentando il volume dei prodotti di scarto invenduti e l’inquinamento.

È necessario un cambio di prospettiva: assistiamo quindi alla nascita della cosiddetta moda circolare, basata su 3 principi fondamentali:

  • Utilizzo di materiali sicuri, riciclati e rinnovabili: Si pone moltissima attenzione nello scegliere materiali non nocivi per l’uomo e per l’ecosistema, trasformando i materiali di scarto utilizzandoli al posto delle materie prime, producendo attraverso energie rinnovabili.

  • Creare prodotti che possano essere riciclati: prodotti “made to be made again”, ossia abbigliamento che possa venir riutilizzato, riciclabile in ogni sua forma o il più possibile. In questo caso si presta molta attenzione anche agli imballaggi dei prodotti stessi.

  • Incentivare un utilizzo più duraturo dei prodotti: secondo la filosofia dello “used-more” si favorisce la riparazione piuttosto che l’eliminazione, il ri-uso e la ri-commercializzazione, cercando metodi per conservare il fascino dei prodotti o magari attribuendone di nuovo.

Le soluzioni sono tantissime e occorre che i grandi manager e direttori di aziende si impegnino a lavorare per sostenere questi cambiamenti.

Fare la differenza non solo è possibile, anche se indubbiamente complicato, ma anche profittevole: secondo il Circular Fashion Report 2020 la moda circolare varrebbe un fatturato superiore al 76% del valore della fashion industry attuale, parliamo di 5,3 trilioni di dollari per l’esattezza.

Photo by Cottonbro from Pexels

Moda circolare italiana

La moda italiana è senza dubbio una delle più influenti e importanti al mondo, ma dal punto di vista etico come si configura?

È bene sapere che nel nostro paese vi è un problema di sovrapproduzione di materia tessile, ossia vi è una disponibilità di prodotti in eccesso per i prossimi 10 anni di ipotetica produzione.

Il Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana - CNMI – Carlo Capasa, a capo dell’associazione che rappresenta il 50% giro d’affari della moda in Italia, riferisce:

“La moda circolare si appresta a diventare un nuovo modello di business a cui tutti prima o poi dovremmo uniformarci”, non solo, afferma che “avere un dipartimento di sostenibilità è un must-have per chiunque voglia sopravvivere nel mercato globale”.

Nel 2011 l’associazione Greenpeace ha promosso un’iniziativa chiamata DETOX adottata da molte aziende italiane con il proposito di eliminare le sostanze chimiche pericolose nel ciclo produttivo del settore moda, attraverso l’uso di impianti innovativi che permettono di consumare meno acqua, produrre meno emissioni e sostenere un minor consumo energetico.

In occasione del vertice del G7 2019 il presidente francese Emmanuel Macron si è fatto portavoce dell’iniziativa “Fashion Pact”: ambizioso progetto che riunisce i leader mondiali del settore per impegnarsi in obiettivi condivisi al fine di arrestare il riscaldamento globale e proteggere la biodiversità, con particolare riferimento all’inquinamento dei mari e degli oceani. Tra i brand italiani più influenti che hanno deciso di aderirvi troviamo Giorgio Armani, Prada, Ermenegildo Zegna, Salvatore Ferragamo, Diesel, Geox e Calzedonia.

Nel nostro paese se consideriamo le principali imprese del settore vediamo che 16 su 20 sono impegnate a pubblicare periodicamente i propri report sulle iniziative adottate per ridurre l’impatto ambientale.

Questa catena di sostenibilità viene incentivata anche da altri attori del mercato: sempre più frequentemente infatti gli investitori chiedono trasparenza riguardo le aziende prima di firmare accordi e allo stesso tempo i consumatori sono sempre più sensibili ed esigenti.

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Brand eco-sostenibili

Vi proponiamo ora una rassegna di alcuni brand che si sono distinti per aver abbracciato iniziative sostenibili a favore dell’economia circolare, vale la pena di citare:

Lampo zippers by Giovanni Lanfranchi Spa: azienda addetta alla produzione di cerniere lampo, con una vera e propria vocazione alla circolarità che si traduce in due semplici concetti: eco-design e reuse. Le zip vengono prodotte con materiali di scarto riciclati e tutti gli imballaggi, cataloghi, biglietti da visita e materiale pubblicitario, vengono realizzati in carta riciclabile.

Varcotex e Bulgarelli, entrambe aziende made in Italy addette alla produzione di cartellini, etichette, soluzioni di packaging e molto altro che accompagna l’abbigliamento nel processo di vendita. Non sottovalutiamo l’impatto ambientale anche quando si tratta di questi accessori che troviamo sui nostri abiti al momento dell’acquisto. Queste aziende, oltre a creare i loro prodotti con materiali biodegradabili, si impegnano ad usare macchinari innovativi, adottare impianti fotovoltaici, o sostenere iniziative green per ridurre le emissioni di CO2. Bulgarelli in particolare è un’azienda “Carbon Positive”, adotta la filosofia del plastic free e si impegna in iniziative anti-inquinamento e di riforestazione.

Parliamo infine della nuova collezione del famoso brand *Benetton: “Green B”*: una linea di abbigliamento per lui e per lei creata in occasione della giornata mondiale della Terra 2021, che raccoglie in un unico progetto tutte le iniziative green della famosissima catena.

I capi sono realizzati in materiali che rispettano l’ambiente: lana biodegradabile, cotone riciclato, o nylon rigenerato e riciclabile al 100%. Non solo: la cura per la sostenibilità prende forma anche nell’approvvigionamento energetico della catena, al sistema di distribuzione e all’attenzione generale per la cura dei capi in una visione eco-friendly a 360°.

it.benetton.com/donna-green-b/



Cosa possiamo fare NOI nel nostro PICCOLO?

“La rivoluzione comincia dal tuo armadio” Marina Spadafora, stilista italiana

Certamente non possiamo controllare l’operato dei grandi colossi dell’industria dell’abbigliamento, ma possiamo pensare nel nostro piccolo di cominciare ad adottare abitudini più sostenibili nelle piccole azioni di tutti i giorni.

Per esempio quando decidiamo di eliminare o scartare un vestito, chiediamoci se l’abbiamo sfruttato bene o se potrebbe avere una seconda vita. Allo stesso modo al momento dell’acquisto di un abito nuovo prima di entrare in un classico negozio di un brand commerciale chiediamoci effettivamente che tipo di prodotto stiamo andando a scegliere. Fermiamoci nel mercatino della nostra città a dare un’occhiata per scoprire qualche occasione interessante. Il portafoglio ringrazierà e anche il pianeta!

Altrimenti, comodamente da casa, si può raggiungere il sito di *UNICO, il mercatino smart* di San Martino Siccomario, in provincia di Pavia. Su *unicomercatino.it* puoi trovare tantissime offerte di *abbigliamento firmato usato a Pavia*, vintage, moderno, ma anche tantissime calzature italiane, borse di marca, accessori vari e bigiotteria a prezzi davvero interessanti.

Alcune delle firme che potete trovare sono Guess, Prada, Lacoste, Sisley, Luisa Spagnoli, Raplh Lauren, Pierre Cardin, Armani Jeans, Rinascimento, Trussardi, o anche Polo, Nike, Primadonna, Zara, Calzedonia e tantissimi altri brand.

Ma non è finita qui... la parte più interessante è che hai la possibilità di vendere i tuoi abiti usati, invece di buttarli, così da guadagnare e allo stesso tempo compiere un’azione ecosostenibile, al 100% in un’ottica di economia circolare!

Photo by Hulki Okan Tabak from Pixabay 

Ricorda: ogni giorno c’è un nuovo arrivo su UNICO, ogni giorno può essere buono per fare un nuovo affare!

[Immagine in evidenza: Photo by Ksenia Chernaya from Pexels]

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